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Hannibal – 2×13 – Mizumono

maggio 27, 2014 in Senza categoria

Cosa cercate, da spettatori, nella chiusa di uno show seguito con trasporto ed entusiasmo per un’intera stagione? 

Mizumono è il dessert di un lauto pasto che ha rischiato di diventare un’ultima cena. Concepito come un season finale dalle sfumature degradanti verso il series finale, l’ultima dose di Hannibal si fa notare da subito per lo stacco stilistico rispetto ai suoi predecessori. Pur riproponendo tutto il repertorio della serie (i momenti onirici, le immagini visionarie, i rallenti mortali, i discorsi filosofico-psicanalitico-religiosi, personaggi che dovrebbero essere morti #einvece, discorsi il cui punto è tutto il gigantesco non detto sotto la superficie) il contenitore si spinge in un territorio apertamente cinematografico, evidenziando i movimenti di camera, la regia e l’incalzante colonna sonora per contrasto. Elementi che non vengono più fusi nel raffinato realismo estetizzante da piccolo schermo, ma che vengono sovrapposti alle azioni dei personaggi, imprimendogli un ritmo incalzante e un’aura di catastrofe incombente che rendono l’esperienza di visione una lunga apnea fino all’ultimo invito in casa Lecter.

Il momento tanto atteso, preannunciato ad inizio stagione dalla lotta tra Jack e Hannibal, è finalmente arrivato: Hannibal rivela la sua natura a chi l’aveva intuita, chi l’aveva denunciata e a chi è rimasto cieco fino all’ultimo. In realtà però non c’è nessun teatrale disvelamento, nessuno spiegone autocompiaciuto da consumato villain, nessun “io sono” pronunciato ad alta voce, perché il punto non è più l’identità del Chesapeake Ripper, bensì quella della sua controparte umana. In questo senso Mizumono è un episodio autonomo, quasi un film che ha un unico obiettivo: distillare l’essenza di Hannibal, di questo Hannibal televisivo 2013/2014. Ci riesce in pieno e nel farlo diventa un’episodio potentissimo, rafforzato dalla mostruosità del dottor Lecter inconsuetamente protagonista, immersa però in sprazzi così vividi della sua contorta umanità che è quasi automatico essere partecipi della sua sofferenza.

Ancora una volta la portata emotiva di un Hannibal in cui convivono tanto chiaramente umano e inumano è Mads Mikkelsen, che si supera in una perfomance per cui non ci sono più parole, anche perché nei momenti di maggior intensità non ha una battuta che sia una. Eppure il primo, potente climax nella discesa verso la mattanza è proprio quell’attimo in cui intuisce il tradimento di Will, che ancora profuma di Freddie Lounds. Appena un momento, un primo piano semplicissimo, eppure in quanto pubblico percepiamo la portata devastante della consapevolezza e del dolore. Ancora di più, nel lucore degli occhi e nell’espressione indecifrabile di Mikkelsen si legge chiaramente la risposta all’eterna domanda di Will: sì, la seduzione è riuscita e sì, Hannibal era infine abboccato all’amo.

Il culmine umano di Hannibal si consuma nell’ultima cena, in un susseguirsi di rimandi allegorici in cui Lecter tende una mano a Giuda e, nascosto nelle sue parole, c’è un invito alla confessione. Perché Will su un punto ha ragione; al prezzo di parte della sua integrità, sanità mentale e della sua “anima”, è penetrato tanto a fondo in Hannibal da cambiarlo irreversibile. L’imago che entrambi sono riusciti a seppellire nel inconscio dell’altro li ha portati a quell’ultimo, sontuoso banchetto, a un bivio inevitabile. Hannibal lascia scegliere a Will quale sentiero imboccare, ma nella sua compostezza gli sussurra di salvare il salvabile, offre una via d’uscita “quasi educata” a Will, promettendogli il perdono e un’alternativa insieme (fuggitivi, felici in un altrove fisico e mentale). L’intero episodio racconta di una rottura a tratti sentimentale, che finisce per ferire tutti i partecipanti perché ormai Will e Hannibal sono anche linguisticamente un “noi”, un pezzo unico che va frantumato per ritornare allo stadio iniziale. Quando Will sceglie la verità nonostante i tentennamenti, le visioni e quell’ultimo, disperato invito telefonico a fuggire, si percepisce il rumore della rottura, prima che tutto vada in mille pezzi.

Il secondo climax dell’episodio è quello che ci mostra Hannibal nella versione mostruosamente crudele e violenta in una serie che ha sempre evitato di farlo se non strettamente necessario. Se la tazza deve andare in pezzi, ovviamente Hannibal vuole avere il controllo sulla caduta e sulla rottura. Nella mattanza finale riecheggia quanto Will e Bedelia hanno intuito sulla natura del mostro: è Hannibal a dettare il tempo, la vita e la morte di quanti gli sono sopravvissuti. Mizumono non a caso è una carrellata di sopravvissuti ad Hannibal a vari stadi di consapevolezza e trauma: Bella che rantola già senza bisogno di interventi esterni, Freddie che si illude di essere sulla lista dei graziati, Alana in piena paranoia, Will e Jack risoluti ad ottenere la verità, Abigail. Il ritorno di Abigail, preparato da una serie di episodi “genitoriali” e dalla sua costante rievocazione da parte dei protagonisti, è il castigo di Hannibal per il tradimento di Will, in un flashback da incubo che riporta l’inconsueta famiglia nella cucina degli Hobbs, alla prima morte di Abigail, con Will disfatto dal dolore, la ragazza con la gola squarciata e Hannibal in pieno controllo della situazione.

La carneficina in casa Lecter è la reazione di Hannibal al dolore del tradimento, il suo disperato tentativo di tornare ad essere il distaccato arbitro del destino altrui, in particolare di quanti sono cari a Will. La sentenza è morte, violenta e drammatica, così come predetto da Bedelia e Will. Se arrivi vivo in casa Lecter, è perché prima di ucciderti il dottore vuole farti assistere alla sofferenza di chi ami. Jack, Alana ed infine Abigail, conservata come agnello sacrificale per essere sgozzata per l’ennesima volta; l’intero universo di affetti di Will, a sua volta sventrato a causa del suo rifiuto. I gave you a rare gift, but you didn’t want it.

Il raro dono di uno sguardo oltre la maschera del mostro viene fatto agli spettatori, testimoni di una carneficina e un addio che Hannibal non riesce ad affrontare con il consueto rigore. Ferito, sudato e macchiato, squarciato senza rimedio quel travestimento umano che si era cucito addosso, Hannibal lascia la sua vecchia pelle nella casa degli orrori e, sotto la pioggia, vediamo la sua nuova metamorfosi. In un inedito singulto di umanità (e di crudeltà senza confini della writing room e di Bryan Fuller), Hannibal lascia agli altri personaggi il potere di sopravvivergli, in un finale all’ultimo respiro in cui tutti sono esangui ma nessuno è ancora spacciato. La chiusura di un ciclo che lascia uno strascico sanguinante di interrogativi, sospesi fino alla prossima stagione: chi sopravviverà e chi morirà? Hannibal farà vita da fuggitivo in Europa? Perché Bedelia ha tradito? Bedelia sta dirigendosi verso il suo destino come ultima, ritardataria figura della mattanza lecteriana o ha ottenuto un rapporto da sua pari? Gillian Anderson diventerà un personaggio fisso della prossima stagione?

Cosa cercate, da spettatori, nella chiusa di uno show seguito con trasporto ed entusiasmo per un’intera stagione? 
Si cerca sempre il finale perfetto, la soddisfazione senza sbavature. Mizumono non lo è, è il classico episodio che suscita contrastanti reazioni di scontento ed entusiasmo nel suo pubblico. Le sbavature, i tempi troppo dilatati e le incongruenze ci sono (su tutte l’uso criminale di Kade Prurnell, riapparsa dal nulla per mollar lì la grana inaspettata a Jack), così come le pugnalate alle spalle del pubblico, con un finale compiuto ma infarcito di rantolanti punti interrogativi.
Personalmente ho rivissuto la rara esperienza di un finale così potente da scolorire per qualche attimo il reale, il cui effetto non finisce a fine episodio, ma degrada lentamente nei momenti successivi, riconsegnandoti solo dopo un po’ al mondo. Quella sensazione è ciò che cerco nel finale tanto atteso di uno show che amo, sensazione che Mizumono ha saputo suscitarmi.

Qualche nota sparsa: 

  • Bryan Fuller ha confermato che l’episodio è stato concepito come un possibile series finale, quindi abbiamo corso seriamente il rischio di aspettare in eterno di sapere chi sarebbe sopravvissuto.
  • Ritorna l’agnello, servito a Will in chiave culinaria e metaforica (povera Abigail!).
  • Data la potente inutilità di Alana, il fatto che Abigail l’abbia quasi ammazzata le fa guadagnare parecchi punti simpatia.
  • Il coltello dalla lama arcuata per sfilettare Will? Ah, quanto deve esserti bruciata, quanto, Hannibal!
  • L’idea di Freddie Lounds che dà speranza ai malati di cancro curando articoli sugli ultimi ritrovati della scienza è quasi out of character.
  • [SPOILER] Sui destini in sospeso, Fuller ha confermato che non tutti sono morti ma che ci saranno di sicuro dei decessi.
  • [SPOILER] Pare che la produzione stia cercando location economiche per girare in Europa parte della terza serie quindi sì, Hannibal fuggitivo.
  • Vorrei dire tante altre cose, ma mi limiterò a uno screencap alternativo, scartato in quanto troppo spoiler:hannibal mizumono 2

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