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Game of Thrones – 4×08 – The Mountain and the Viper (Neofiti)

giugno 5, 2014 in Senza categoria

Disclaimer: Ciao, questo articolo è in tutto e per tutto uguale all’altro che compare nella homepage del sito, l’unica differenza è che qui commenta chi NON ha letto i libri di George R. R. Martin della saga A Song of Ice and Fire e può solo fare ipotesi, non spoiler, sull’avanzamento della trama.
Per spiegarci meglio: abbiamo infatti deciso di seguire l’esempio di The A. V. Club e sdoppiare l’articolo per consentire a tutti di discutere in tutta tranquillità dell’episodio, senza preoccuparsi di spoiler che possano rovinare la visione della serie. Pertanto, i commenti in calce a questo articolo sono riservati solo agli utenti che non hanno letto i romanzi da cui è tratto lo showNessuno spoiler sarà tollerato.

Better to gamble on the man you know than on the strangers you don’t.

La vita a Westeros è un pericolo continuo, un azzardo senza un risultato certo, in cui ogni attimo può essere l’ultimo. When you play the game of thrones, you win or you die, diceva Cersei nella prima stagione, e l’evolversi della guerra non ha certo contribuito a migliorare la situazione. Ognuno fa parte per se stesso, ma tutti sono costretti, in un momento o nell’altro, a fidarsi di qualcuno, a scommettere sulla fedeltà o quanto meno sull’affidabilità di questo o quel personaggio. Chi azzecca la scommessa sopravvive, chi la sbaglia nel migliore dei casi si ritrova in pericolo, nel peggiore muore.

Ed è proprio sulle scommesse vinte (o perse) da vari personaggi che si concentra questo episodio, che si muove più o meno agilmente tra varie scene e località, fino a un finale che rimarrà nei nostri occhi e nei nostri incubi a lungo. Ma non divaghiamo, e partiamo dall’inizio, per quanto tutto impallidisca di fronte allo scontro che dà il titolo alla puntata.

Oltre la Barriera i Wildlings sono sempre più vicini, nonostante la loro marcia di avvicinamento sia probabilmente più lenta di quella dei Tartari di Buzzati, almeno a giudicare dal numero di episodi che sta richiedendo. Samwell si tormenta per la possibile morte di Gilly, ma si tranquillizza quando gli fanno notare che è già sopravvissuta a una discreta dose di sventure e dunque probabilmente l’ha sfangata pure questa volta.

Dopo un rapido sbadiglio ci spostiamo a Meereen, dove Daenerys si sta sempre esercitando nell’arte del comando. Non sprecherò più di una frase per l’inutile dialogo/tresca amorosa tra Missandei e Grey Worm, avvincente quanto un documentario sui licaoni. Ben più interessante, invece, è la scoperta da parte di Daenerys del passato di ser Jorah, il suo più fedele servitore, che per lungo tempo ha trasmesso informazioni sul suo conto a Varys e, dunque, a Robert Baratheon. L’allontanamento del cavaliere è drammatico e sofferto, e fa vedere come Daenerys non abbia ancora imparato la virtù della pietà, dimostrandosi incapace di perdonare il peccato originale di chi l’aveva servita fedelmente, al punto di rinunciare al perdono reale per seguirla nel deserto Dothraki e oltre.

Nel grande Nord, il regno più esteso di Westeros, come ricorda Roose Bolton al figlio Ramsay, Theon/Reek torna a vestire i suoi vecchi panni di principe delle Isole di Ferro, recandosi in qualità di ambasciatore di Ramsay presso un forte tenuto dai suoi consanguinei per trattarne la resa. La scena si conclude con la capitolazione e il conseguente massacro degli assediati da parte di Ramsay, che dimostra ancora una volta di non essere esattamente la persona con cui vorreste stringere un patto. Se chi scommette sull’onore di Ramsay muore, chi scommette sulla sua capacità di ottenere risultati vince: Roose Bolton grazie al figlio ha ormai il controllo dell’intero Nord e, per ricompensarlo, lo riconosce come suo erede legittimo, facendolo diventare un Bolton a tutti gli effetti.

A Nido dell’Aquila assistiamo invece a un ribaltamento di ruoli rispetto alla puntata precedente, e se questo da un lato conferma le capacità di scommettitore di Ditocorto, dall’altro sembra suggerire che la sua ultima scommessa potrebbe avere conseguenze inattese. Sansa, dopo essere stata per tre stagioni  la peggior giocatrice del gioco dei troni (sarà ereditario, che volete farci), dimostra di aver imparato la lezione in una scena di alto livello emotivo, in cui copre le malefatte di Lord Baelish di fronte ai nobili della Valle, raccontando una versione distorta della morte di sua zia e muovendoli a pietà con la triste storia della sua cattività ad Approdo del Re. Se lo sguardo che si scambiano Sansa e Ditocorto al termine della scena è ambiguo e inquietante al tempo stesso, il successivo dialogo tra i due stempera la sensazione che Petyr abbia plagiato la ragazza per rivelare invece una Sansa calcolatrice, indurita nel cuore e nella mente, e perfettamente conscia del potere che il suo aspetto le conferisce sul cuore del protettore. Il suo sviluppo è senza dubbio uno dei migliori dello show, e promette nuove sorprese per il futuro.

Sempre a Nido dell’Aquila, in una scena talmente breve da sembrare capitata lì quasi per caso, il Mastino scopre invece di aver scommesso ancora una volta sul cavallo sbagliato, e che anche la zia di Arya, dopo sua madre e suo fratello, è morta prima che potesse pagargli il riscatto che si aspettava. Tempi duri per Sandor Clegane, disperso per i Sette Regni in compagnia di una piccola assassina in erba che non vale un soldo bucato.

E veniamo ora al gran finale, lo scontro tanto atteso tra la Vipera Rossa e la Montagna che Cavalca. Dopo un lungo quanto soporifero dialogo in forma di metafora tra Jamie e Tyrion, questi viene portato di fronte ai giudici per assistere allo scontro che deciderà del suo destino. Nonostante la strafottenza e l’arroganza di Oberyn Martell facciano temere a Tyrion di aver scommesso sul cavallo sbagliato, appena il combattimento inizia il giudizio sembra ribaltarsi, con la Vipera che piroetta intorno a Gregor Clegane senza che questi riesca a colpirla. Oberyn è eccessivo e spaccone, e affronta il combattimento contro la Montagna come se fosse una danza, un ballo mortale che lo porta a ferire più e più volte il suo nemico. Float like a butterfly, sting like a bee, come direbbe un altro grande combattente con il gusto per lo spettacolo e le frasi a effetto. Quando però sembra aver trionfato, il suo orgoglio e il suo desiderio di vendicare la sorella lo tradiscono, portandolo a essere afferrato dalla Montagna, che prima gli spacca la faccia con un pugno, e poi gli fa esplodere il cranio così come aveva fatto con Elia. La morte di Oberyn Martell è, per tempistica e modalità, la più scioccante (e gratuita) tra quelle architettate dal maledetto ciccione  da Martin, alla pari con quella di Ned Stark (sulla quale, però, la scelta di casting di Sean Bean avrebbe dovuto far sorgere qualche sospetto tra i non-lettori). Laddove la morte di Robb, pur inaspettata e crudele nelle modalità, avviene comunque in un contesto di guerra, in cui la vita del Re del Nord era minacciata di continuo dai nemici, quelle di Oberyn e Ned sono dei fulmini a ciel sereno, che occorrono quando i due sembrano essersi salvati, sfuggendo alla sorte avversa che li ha presi di mira. La morte di Oberyn è ancora più straziante perché avviene quando sembra aver trionfato, vendicando la sorella, l’orgoglio della famiglia Martell, e tutte le vittime innocenti della crudeltà della Montagna. L’urlo disperato di Ellaria Sand chiude la puntata, esprimendo tutto l’orrore e lo sbigottimento dello spettatore, mentre Tyrion, sconsolato, realizza di aver scommesso su un cavallo splendido e talentuoso, ma perdente, e che questo gli costerà la vita.

Insomma, nonostante l’inutilità di un paio di scene, questa puntata non può che aggiudicarsi un

Fuck Yeah

Note

1. La puntata conferma i sospetti dei fan sull’esistenza della quota tette Hbo. Come spiegare altrimenti la denudazione di Missandei?
2. La risata isterica con cui Arya reagisce alla notizia della morte della zia è un momento meraviglioso, e rinforza la candidatura della giovane Stark come «Miss giovane psicopatica di Westeros».
3. Per quanto abbia straziato i nostri cuori (o quanto meno il mio), il combattimento tra Oberyn e la Montagna ha generato una tale quantità di materiale comico prima, durante, e dopo l’evento da renderlo quasi divertente. Quasi, eh.
4. Red Viper, you will be missed. Un personaggio come Oberyn e un attore come Pedro Pascal non si trovano tutti i giorni.

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